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Sei andato via
quando avevo bisogno
di restare in piedi,
e tu eri le mie gambe.
Ti ho inseguito.
Ho pianto,
urlato,
mi sono svuotata
per dimenticare
e fallito ogni volta.
Poi sei tornato.
E io —
stanca ma fedele —
ti ho aperto la porta
con la stessa chiave
che avevo già ingoiato.
Ma non eri più
il volto che aspettavo.
Il giorno del tuo compleanno
sei sparito ancora.
E questa volta
ho lasciato il silenzio
parlare per me.
Hai fatto ritorno
come se nulla fosse.
Ma io ero già
abitata da un altro respiro,
uno che non faceva male
a ogni battito.
Ho resistito.
Tra dolore
e rimpianto.
Mi hai lasciato lividi
che nessuno vede,
ma che gridano
quando qualcuno
vuole entrare.
E io —
ho lasciato la porta chiusa,
senza nemmeno girarmi.
Con la chiave in tasca,
questa volta mia.